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Alle urne, hanno eletto i componenti dell’Assemblea nazionale: 275 persone che a loro volta,
dovranno nominare un governo molto rappresentativo dei gruppi che vivono
in Iraq: Sanniti, Sciiti, Curdi.In questo modo proseguirà il cammino della democrazia in quelle terre piene di guerra, grazie anche all’approvazione di una Costituzione. Quelle, però, sono state elezioni difficili ed estremamente strane: difficili perché in quei territori vige una guerra quotidiana; strane perché, prima di tutto, non ci sono stati comizi elettorali nelle piazze (“Non è bello ricevere una pallottola in testa…” ha sussurrato qualcuno), poi perché la lista dei candidati è stata in parte segreta: i gruppi ribelli che in Iraq si oppongono alla democrazia hanno minacciato di uccidere elettori, candidati, eletti e scrutatori. Andare a votare in quei posti sarebbe come chiedere a qualcuno di uccidersi, ma per gli iracheni è molto importante: bisogna decidere tra repubblica o dittatura! Comunque, i soldati stranieri (soprattutto americani) assicurano di proteggere ogni centimetro degli 8 mila seggi in tutto l’Iraq e di scortare fedelmente ogni singolo elettore.
Salamina Pietro - Sansò Marco
Immagine tratta da: LA REPUBBLICA Mercoledì 2 Febbraio 2005 - Vignetta: Passaseo Giulia
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